Lezione 06

Lo scrittore libero

Perché la letteratura, per Alfieri, deve sottrarsi al favore del principe

1. Lo scrittore non deve appartenere al principe

Nel sistema delle corti settecentesche il potere può offrire protezione, incarichi e pensioni agli intellettuali. Alfieri vede in questo rapporto un rischio radicale: il letterato che dipende dal favore del sovrano può diventare incapace di giudicarlo. La censura più efficace non è sempre quella imposta dall’esterno; può essere l’autocensura di chi teme di perdere protezione e prestigio.

2. Indipendenza economica e indipendenza morale

La scelta di cedere i beni feudali per vivere di rendita acquista così un significato poetico oltre che biografico. Alfieri non predica semplicemente la povertà: sostiene che lo scrittore debba possedere le condizioni materiali per non essere comprato. L’autonomia economica non rende automaticamente grandi autori, ma rende possibile una parola che non debba ringraziare il potente.

3. Dall’azione alla scrittura

In Della tirannide domina ancora il fascino dell’azione estrema dell’uomo libero. In Del principe e delle lettere la riflessione cambia: la scrittura acquista una forza propria, perché può agire nel tempo, formare coscienze e rendere percepibile l’oppressione. L’autore non è un cortigiano e nemmeno necessariamente un uomo di governo; è una coscienza critica che conserva la capacità di dire ciò che il potere preferirebbe non sentire.

4. La conquista dell’italiano

Alfieri, cresciuto in un ambiente aristocratico francofono, decide di padroneggiare l’italiano letterario attraverso un lavoro lungo e consapevole. Non perché l’italiano sia una lingua «naturalmente libera», ma perché la scelta di una lingua diversa da quella dominante nella corte sabauda diventa parte della sua autoformazione e del suo progetto di autore nazionale.

5. Un modello che arriva all’Ottocento

Foscolo e poi la cultura risorgimentale vedranno in Alfieri un modello di indipendenza, energia morale e rifiuto della servitù. Questa eredità sarà potente, ma semplificherà talvolta un autore molto più contraddittorio: Alfieri non è soltanto il poeta che odia i tiranni; è anche lo scrittore che scopre quanto sia difficile essere padroni di se stessi.

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