Può il re governare una rivoluzione che limita il suo potere?
Rifondare il paese
La Costituente ridisegna amministrazione e giustizia, crea i dipartimenti, mette in vendita beni ecclesiastici e tenta di rendere uniforme il territorio. Gli assegnati, inizialmente legati a quei beni, diventano moneta cartacea; la loro moltiplicazione contribuirà in seguito all’inflazione. La riforma offre opportunità soprattutto a chi dispone di denaro per comprare.
La Costituzione civile del clero del 12 luglio 1790 riorganizza diocesi e cariche ecclesiastiche. Il successivo obbligo di giuramento provoca una divisione fra sacerdoti giurati e refrattari. Per molti fedeli la fedeltà religiosa entra in conflitto con l’obbedienza alla nuova legge. Non si tratta semplicemente di una lotta fra credenti e atei: numerosi rivoluzionari sono cattolici.
Il re fugge, la nazione si divide
La festa della Federazione del 14 luglio 1790 rappresenta un progetto di unità fra nazione, legge e re. Ma la fuga della famiglia reale il 20–21 giugno 1791, interrotta a Varennes, distrugge molta di quella fiducia. Luigi XVI cercava di recuperare libertà d’azione e forza politica vicino al confine; la sua dichiarazione lasciata a Parigi criticava il nuovo assetto.
Il 17 luglio la Guardia nazionale spara sui manifestanti al Campo di Marte. La frattura attraversa ormai il campo rivoluzionario: i moderati temono la pressione delle piazze, i radicali denunciano una libertà riservata ai proprietari. La legge Le Chapelier, approvata nel giugno 1791, aveva vietato coalizioni professionali e associazioni operaie, presentando la libertà individuale come incompatibile con i corpi intermedi.
Una costituzione già fragile
La Costituzione approvata il 3 settembre 1791 mantiene il re con potere esecutivo e veto sospensivo; l’assemblea detiene quello legislativo. Il suffragio è maschile e censitario, con elezioni indirette: i diritti civili non implicano eguali diritti politici. La distinzione fra cittadini attivi e passivi contrasta con le aspettative di parte del movimento popolare.
Nella nuova Assemblea legislativa la guerra diventa oggetto di scontro. Brissot e i suoi sostenitori pensano che possa difendere e diffondere la Rivoluzione; il re spera di recuperare potere anche attraverso una sconfitta francese. Robespierre teme invece la militarizzazione e la libertà imposta con le armi. Il 20 aprile 1792 la Francia dichiara guerra al re di Boemia e Ungheria, cioè al sovrano asburgico.
La guerra trasforma il conflitto interno
Le prime sconfitte, il sospetto di tradimento e il manifesto di Brunswick esasperano il clima. La patria in pericolo mobilita volontari e sezioni parigine. Il 10 agosto 1792 l’assalto alle Tuileries provoca la sospensione del re. Il compromesso monarchico è crollato: la guerra non è soltanto un fatto esterno, ma una forza che cambia istituzioni e criteri della lealtà politica.
Gli snodi da esplorare
- 2 novembre 1789 · I beni ecclesiastici alla nazione
- 12 luglio 1790 · La Costituzione civile del clero
- 14 luglio 1790 · La festa della Federazione
- 14 giugno 1791 · La legge Le Chapelier
- 20–21 giugno 1791 · La fuga del re
- 17 luglio 1791 · La strage del Campo di Marte
- 3 settembre 1791 · La prima costituzione
- 20 aprile 1792 · La dichiarazione di guerra
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Fonti e letture
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