La monarchia cerca una riforma
Il debito della monarchia richiede entrate stabili. L’idea di estendere il prelievo ai proprietari incontra resistenze: chi gode di privilegi non intende perderli senza discutere l’autorità che li modifica.
Dalla crisi del 1787 alle due giornate di brumaio. Le date orientano; i nessi spiegano.
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Il debito della monarchia richiede entrate stabili. L’idea di estendere il prelievo ai proprietari incontra resistenze: chi gode di privilegi non intende perderli senza discutere l’autorità che li modifica.
Le elezioni e i cahiers de doléances hanno mobilitato il paese. Il Terzo Stato ha ottenuto un numero di deputati pari a quello degli altri due ordini sommati.
La separazione degli ordini impedisce di affrontare il problema della rappresentanza. Alcuni membri del clero si uniscono ai deputati del Terzo Stato.
I deputati trovano chiusa la sala abituale in vista della seduta reale. Nel clima di sospetto, la chiusura viene percepita come una possibile minaccia alla loro esistenza politica.
Il sovrano ha dovuto accettare la riunione degli ordini, ma il concentramento di truppe mantiene alta la tensione. L’esito del conflitto resta aperto.
Il licenziamento di Necker e la presenza di truppe alimentano il timore di un attacco alla Rivoluzione. Gli insorti si procurano armi agli Invalides; cercano poi polvere da sparo.
Carestia, disoccupazione e notizie incerte accrescono l’insicurezza rurale. Le comunità temono briganti e complotti contro i raccolti.
Le rivolte rurali minacciano proprietà e ordine sociale. Una parte dei deputati ritiene necessario rinunciare ai privilegi per fermare l’escalation.
Dopo la demolizione dei privilegi occorre fondare il nuovo ordine su principi generali. I riferimenti includono diritto naturale, Illuminismo ed esperienza americana.
Il pane continua a mancare e il comportamento della corte suscita sospetti. Per chi deve nutrire una famiglia, la crisi della sussistenza è una questione politica immediata.
Lo Stato ha bisogno di risorse e il clero possiede vasti patrimoni. Assistenza, istruzione e culto sono legati a istituzioni religiose che non possono essere semplicemente ignorate.
La riorganizzazione del territorio e la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici hanno già mutato la posizione della Chiesa. I deputati cercano un assetto compatibile con il nuovo Stato.
Un anno dopo la Bastiglia, milizie e comunità hanno costruito legami federativi. L’unità nazionale è un progetto da rendere visibile.
L’abolizione delle corporazioni vuole liberare il lavoro dai vincoli dell’Antico regime. Ma i lavoratori chiedono anche la possibilità di difendere collettivamente salario e condizioni.
Luigi XVI vive con crescente ostilità i limiti imposti dalla Rivoluzione e la riforma religiosa. Cerca un luogo sicuro da cui recuperare libertà d’azione.
Dopo Varennes, i repubblicani raccolgono firme contro la permanenza di Luigi XVI. I dirigenti moderati temono l’azione delle piazze e vogliono proteggere il compromesso monarchico.
La Costituente cerca di stabilizzare le conquiste dopo Varennes e il Campo di Marte. Il re viene mantenuto come parte del nuovo sistema.
Gli emigrati e le potenze straniere alimentano il timore di una controrivoluzione. I sostenitori della guerra e il sovrano possono desiderarla per ragioni opposte.
La patria è dichiarata in pericolo. Il manifesto di Brunswick, con le minacce contro Parigi, rafforza il sospetto che il re sia legato ai nemici esterni.
L’avanzata nemica e le voci di complotti alimentano la paura di un attacco alle spalle mentre i volontari partono per il fronte. Le autorità sono divise e fragili.
Le armate austro-prussiane hanno minacciato la Francia rivoluzionaria. La nuova Convenzione è chiamata a decidere il futuro istituzionale.
Il processo in Convenzione discute responsabilità del sovrano e sicurezza della Repubblica. Le sue relazioni con gli avversari della Rivoluzione alimentano le accuse.
Le tensioni religiose e i contrasti locali si sommano al rifiuto della leva. Comunità rurali percepiscono il nuovo potere come un’imposizione esterna.
Sconfitte, ribellioni e crisi economica fanno temere la disgregazione della Repubblica. La Convenzione cerca un coordinamento più efficace dell’azione governativa.
Girondini e montagnardi si dividono sul peso di Parigi, sulle misure economiche e sulla gestione dell’emergenza. Le sezioni reclamano interventi contro il carovita.
La Montagna deve rispondere alle aspettative popolari e dare forma alla Repubblica dopo la sconfitta dei girondini.
Il conflitto fra girondini e montagnardi ha investito anche le province. Corday considera Marat un responsabile della violenza rivoluzionaria.
La Repubblica affronta più fronti e ha bisogno di uomini, armamenti, cibo e trasporti. La guerra assorbe l’intera società.
Il movimento popolare chiede pane e punizione dei nemici. La guerra e l’inflazione rendono urgente l’approvvigionamento degli eserciti e delle città.
Le militanti partecipano a mercati, sezioni e società politiche. L’autonomia organizzativa femminile incontra ostilità anche fra i rivoluzionari radicali.
A Saint-Domingue l’insurrezione iniziata nel 1791 e la guerra coloniale hanno cambiato i rapporti di forza. Nel 1793 i commissari francesi hanno già proclamato l’emancipazione nella colonia.
Il governo rivoluzionario teme opposizioni su fronti diversi. Gli hébertisti sono associati alla radicalizzazione popolare e religiosa; gli indulgenti chiedono un allentamento della repressione.
L’apparato repressivo continua a espandersi, mentre la situazione militare comincia a migliorare. Nei vertici rivoluzionari crescono diffidenze reciproche.
Conflitti fra comitati, timori di epurazione e ostilità nella Convenzione convergono contro Robespierre e i suoi alleati. Il fronte che si forma è politicamente eterogeneo.
Lo smantellamento del maximum e l’inflazione peggiorano la vita popolare. Il movimento sanculotto ha perso organizzazioni e protezioni politiche.
I termidoriani vogliono impedire sia una restaurazione monarchica sia il ritorno del governo popolare. La memoria del Terrore orienta le scelte istituzionali.
I realisti contestano le misure con cui la Convenzione vuole garantire la continuità repubblicana nel nuovo regime. A Parigi si prepara un’insurrezione.
Il Direttorio combatte contro le potenze coalizzate e ha bisogno di risorse. L’armata d’Italia opera su un fronte decisivo contro gli Asburgo e i loro alleati.
La fine dei privilegi giuridici non ha eliminato miseria e disuguaglianza economica. Babeuf e i suoi compagni contestano la repubblica dei proprietari.
Le elezioni hanno rafforzato i monarchici nei consigli. Una parte dei direttori teme la restaurazione e cerca appoggio nell’esercito.
Bonaparte mira a colpire gli interessi britannici nel Mediterraneo e lungo le vie verso l’India. L’impresa coinvolge anche studiosi e tecnici.
Sieyès cerca una revisione del sistema; il ritorno di Bonaparte mette a disposizione forza militare e popolarità. Lucien presiede i Cinquecento.
A Saint-Cloud molti deputati chiedono spiegazioni e si oppongono alla manovra. L’esito non è scontato neppure per Bonaparte.
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