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1789 — 1799Rivoluzione francese
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1789–1795 · Storia collettiva

Le tricoteuses

Le donne del popolo nella politica rivoluzionaria: esperienze reali, conflitti e nascita di uno stereotipo.

4 min di letturaStoria completa · Quarto anno · Storia

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Ricostruzione fotografica delle tricoteuses
In questo approfondimento

Una biografia collettiva

Le tricoteuses non hanno una data di nascita comune, una fondatrice o un elenco di iscritte. Il nome, letteralmente «lavoratrici a maglia», finì per riunire donne diverse sotto un’immagine politica polemica. Per raccontarne la storia occorre quindi ricostruire ambienti, pratiche e conflitti. La ricerca di Dominique Godineau mostra che l’uso denigratorio della parola si affermò soprattutto dopo la caduta di Robespierre, nel 1794–1795: applicarlo indistintamente a tutte le militanti del 1789 significa retrodatare una classificazione successiva. [1]

Il lavoro, il pane e l’ingresso nella Rivoluzione

Le protagoniste di questa storia appartenevano al mondo delle lavoratrici, delle piccole attività commerciali e delle famiglie popolari. L’acquisto del pane collegava la vita domestica ai prezzi, alle decisioni pubbliche e alla distribuzione delle risorse. Nell’ottobre 1789 migliaia di donne marciarono verso Versailles; il movimento, al quale si unirono uomini e guardie nazionali, contribuì al trasferimento della famiglia reale a Parigi. La richiesta di viveri assumeva così un effetto politico: avvicinare il sovrano alla capitale e sottoporlo alla pressione della popolazione. [2]

Questa esperienza aiuta a comprendere il loro protagonismo. Cercare cibo per una famiglia richiedeva conoscenze, relazioni e capacità di iniziativa; durante la crisi rivoluzionaria tali competenze potevano diventare strumenti di mobilitazione. La distinzione fra una sfera domestica femminile e una sfera politica maschile era difficile da mantenere quando una decisione sui prezzi determinava concretamente la possibilità di sopravvivere.

Ascoltare, discutere, sorvegliare

Le donne frequentavano le tribune delle assemblee e dei club, commentavano i discorsi e manifestavano approvazione o dissenso. Alcune continuavano a cucire o lavorare mentre ascoltavano: la presenza di un’attività manuale non prova indifferenza verso il dibattito. Le immagini delle spettatrici con ferri da maglia, fra cui la gouache attribuita a Jean-Baptiste Lesueur conservata al museo Carnavalet, documentano anche il modo in cui quella presenza veniva rappresentata. [3]

Il pubblico delle tribune poteva influenzare l’atmosfera di una seduta senza possedere il voto deliberativo. Per queste donne essere presenti significava seguire le decisioni e rivendicare una forma di controllo sui rappresentanti. La loro partecipazione rende visibile una questione centrale della Rivoluzione: quanto poteva intervenire il popolo fra un’elezione e l’altra, e chi era riconosciuto come parte legittima di quel popolo?

Le differenze fra le donne

Il movimento femminile non costituiva un blocco. La Società delle cittadine repubblicane rivoluzionarie, fondata nel 1793, era un’organizzazione definita; le tricoteuses erano invece una categoria assai più mobile. Militanti e venditrici dei mercati potevano scontrarsi sull’abbigliamento patriottico e sulle forme della partecipazione. La Convenzione vietò i club femminili il 30 ottobre 1793. Il provvedimento colpì la possibilità di organizzarsi autonomamente, ma non cancellò immediatamente ogni presenza delle donne nella vita pubblica. [2][4]

La fame e la repressione del 1795

I rapporti di polizia della primavera 1795 descrivono donne riunite davanti ai forni e dirette verso le autorità per protestare contro le razioni. Registrano richieste, minacce e opinioni discordanti, filtrate dallo sguardo di funzionari preoccupati per l’ordine. Dopo l’insurrezione di maggio, una denuncia contro la vedova Barbau la definì tricoteuse e le attribuì discorsi sanguinari. Il documento attesta con certezza l’esistenza dell’accusa; da solo non dimostra che ogni frase riferita fosse stata pronunciata. [5][6]

Dalle persone al mito

La figura della donna crudele che lavora tranquillamente accanto alla ghigliottina condensò paure politiche e pregiudizi di genere. La sua fortuna successiva oscurò molte esperienze quotidiane: ascoltare, discutere, procurare viveri, organizzare una protesta. Ricostruire queste vite collettive richiede di confrontare le fonti ostili con altri documenti e di distinguere i comportamenti effettivi dalle immagini costruite per delegittimarli. Restano donne con scelte e responsabilità differenti, dentro una rivoluzione che ne sollecitava l’impegno e ne limitava la cittadinanza. [1][3]

Cronologia essenziale

  • 5–6 ottobre 1789 · Marcia delle donne a Versailles e trasferimento del re a Parigi.
  • Maggio–ottobre 1793 · Attività della Società delle cittadine repubblicane rivoluzionarie; successivo divieto dei club femminili.
  • 1794–1795 · Diffusione polemica del nome tricoteuses.
  • Primavera 1795 · Proteste per il pane e repressione delle mobilitazioni popolari.

Fonti e limiti della ricostruzione

  1. Dominique Godineau, «La Tricoteuse : formation d’un mythe contre-révolutionnaire», studio storico ripubblicato in Révolution française.net (2008).
  2. George Mason University / CUNY, Women and the Revolution, percorso universitario.
  3. Charlotte Denoël, «Les tricoteuses pendant la Révolution française», Histoire par l’image, GrandPalaisRmn.
  4. Dibattito e soppressione dei club femminili, 29–30 ottobre 1793, documento in edizione GMU / CUNY.
  5. Rapporti di polizia sul malcontento femminile, primavera 1795, documento in edizione GMU / CUNY.
  6. Denuncia contro la vedova Barbau, 29 maggio 1795, documento in edizione GMU / CUNY.

Non esiste una biografia individuale delle tricoteuses. Le testimonianze di polizia e le denunce sono fonti situate: le accuse riportate richiedono riscontri. Il ritratto in apertura è una ricostruzione, non un documento iconografico settecentesco.

Testo di sintesi originale basato sulle fonti indicate. Le edizioni documentarie GMU / CUNY distinguono il documento storico dalla presentazione degli studiosi. Fonti consultate il 25 settembre 2026. I collegamenti esterni richiedono la connessione; questo approfondimento è disponibile anche offline.