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05 - Le opere: La locandiera

Dentro la locanda: rango, desiderio e conseguenze.

La locandiera: una prova dell’intero percorso

Che cosa accade quando il desiderio di essere liberi incontra il desiderio di dominare gli altri?

La locandiera è il centro di questo step. Non la useremo come illustrazione di idee già decise: saranno le scene a confermare, complicare o mettere in discussione ciò che abbiamo imparato. Il lavoro si articola in tre lezioni interne: la società della locanda; la strategia di Mirandolina; il finale e il giudizio. I confronti con altre opere allargheranno poi lo sguardo.

La commedia, in tre atti e in prosa, fu rappresentata a Venezia nel carnevale del 1753; l’azione è ambientata a Firenze. È importante distinguere la città della rappresentazione da quella della vicenda. Goldoni costruisce la protagonista in rapporto alla competenza scenica dell’attrice Maddalena Marliani: osservazione sociale e lavoro teatrale si incontrano già nella nascita del personaggio.

Lezione A — La locanda come società in miniatura

Una trama da conoscere per poter leggere

Mirandolina dirige una locanda. Il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita la corteggiano, esibendo risorse differenti: l’uno il prestigio del rango, l’altro il denaro e i regali. Il Cavaliere di Ripafratta, invece, disprezza le donne e tratta la locandiera con bruschezza. Mirandolina vive questo comportamento come una sfida e decide di farlo innamorare.

La sua strategia ha successo. Quando il Cavaliere perde il distacco di cui si vantava, però, la protagonista cambia atteggiamento e lo umilia. Il gioco si fa pericoloso. Mirandolina riconosce il rischio per la reputazione e per la propria sicurezza e decide di sposare Fabrizio, il cameriere al quale il padre l’aveva indirizzata. Il matrimonio ricompone l’ordine della locanda, ma lascia aperta la domanda sul prezzo della soluzione.

Questo riassunto orienta la lettura: non la sostituisce. Sapere che il Cavaliere si innamora dice poco su come avviene la trasformazione. Per comprenderla dobbiamo seguire parole, oggetti, gesti e informazioni disponibili al pubblico.

Un’apertura senza spiegazioni esterne

La prima scena presenta subito il conflitto:

Marchese: «Fra voi e me vi è qualche differenza».

Conte: «Sulla locanda tanto vale il vostro denaro, quanto vale il mio».

Goldoni, La locandiera, atto I, scena I. Le due battute sono riportate senza modifiche lessicali; la punteggiatura è adattata all’inserimento nella lezione.

Il Marchese rivendica una superiorità che considera precedente a ogni confronto. Il Conte risponde richiamando la logica economica della locanda. Nessun narratore deve annunciare un contrasto sociale: il contrasto è già nel modo in cui i personaggi si parlano.

Il Conte non diventa per questo il portavoce dell’uguaglianza. Il denaro può alimentare una nuova superiorità e trasformare il dono in pretesa. Anche il Marchese non è soltanto una definizione scolastica di “nobiltà decaduta”: il suo comportamento concreto rivela dipendenze e tentativi di conservare prestigio.

Che cosa vuole ciascuno?

Il Marchese dispone del titolo, ma ha poche risorse economiche; offre protezione e pretende distinzioni. Il Conte, di nobiltà acquistata, dispone di denaro e lo rende visibile attraverso regali. Il Cavaliere difende la propria immagine di uomo immune alle donne. Mirandolina possiede l’attività, una forte capacità di osservazione e il controllo degli scambi quotidiani. Fabrizio lavora nella locanda e desidera un rapporto stabile con lei.

Queste risorse sono diverse e non si traducono automaticamente l’una nell’altra. Mirandolina è padrona sul piano del lavoro, ma non può ignorare le pretese di ospiti socialmente influenti. Fabrizio è un dipendente, ma può diventare una risorsa decisiva quando la situazione si fa rischiosa. Il sistema dei personaggi cambia con l’azione.

Non trascuriamo Ortensia e Dejanira, le due comiche che si presentano come dame. La loro recita viene riconosciuta da Mirandolina. Il confronto è utile: le attrici fingono un rango, mentre la locandiera sa mettere in scena una sincerità più persuasiva. Il teatro riflette sul proprio potere di produrre apparenze credibili.

Il lavoro entra nella drammaturgia

La locanda mette in rapporto persone che altrimenti potrebbero non frequentarsi così da vicino. Alloggiare comporta pagare, chiedere servizi, ricevere cibo e biancheria, parlare con chi lavora. Queste necessità creano le occasioni dell’azione.

Per gli studenti di Accoglienza turistica il legame è concreto: riconoscere il valore del servizio e della reputazione. Occorre però distinguere il confronto professionale dall’imitazione. Mirandolina è un personaggio teatrale complesso; la seduzione degli ospiti non è un modello di relazione professionale.

Lezione B — Mirandolina costruisce una recita

Il monologo: ascoltare la protagonista senza crederle ciecamente

Nell’atto I, scena IX, Mirandolina rimane sola. Il pubblico può ascoltare le ragioni della sfida. Leggiamo due estratti, separati nel testo da parole qui omesse:

«Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza».

«A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libertà».

Goldoni, La locandiera, atto I, scena IX. Estratti non consecutivi; il testo integrale è indicato nelle fonti.

L’autonomia è dichiarata con forza, ma accanto ad essa compare un bisogno di riconoscimento. Mirandolina vuole essere libera e desidera che gli altri la servano, la corteggino, la adorino. Non è una contraddizione da cancellare: è un elemento che dà spessore al carattere.

Il Cavaliere la irrita perché interrompe una consuetudine. Gli ospiti normalmente la apprezzano; lui rifiuta quel gioco e la disprezza. La decisione di conquistarlo contiene orgoglio, risposta a un’offesa e desiderio di provare il proprio potere. Ridurla al calcolo economico non spiegherebbe tutta l’azione: Mirandolina rischia proprio andando oltre la prudenza del mestiere.

Il monologo non è una sentenza dell’autore. È la parola della protagonista in una situazione. Può rivelare molto e nello stesso tempo costruire un’immagine di sé. La lettura deve tenere insieme ciò che dice ora e ciò che farà dopo.

La strategia della somiglianza

Nell’atto I, scena XV, Mirandolina non contraddice frontalmente il Cavaliere. Gli offre una relazione nella quale egli possa sentirsi compreso. Critica i corteggiatori, manifesta insofferenza verso i comportamenti che lui disprezza e dichiara di apprezzare la libertà.

La trappola funziona perché il Cavaliere crede di incontrare un’eccezione: una donna che conferma la sua immagine di sé. Il suo pregiudizio non viene abbattuto con un’argomentazione; viene utilizzato per avvicinarlo. L’apparente accordo riduce la distanza e rende gradita la presenza di Mirandolina.

Nella scena il Cavaliere apprezza la sincerità della locandiera. Il pubblico, invece, ha già ascoltato il suo progetto. Si crea un doppio livello: ciò che il Cavaliere crede di vedere e ciò che lo spettatore sa. È una fonte essenziale del comico e della tensione.

Verità parziali e finzione

La simulazione di Mirandolina non consiste nel dire soltanto cose false. Ella lavora davvero, deve curare i propri interessi e attribuisce valore alla libertà. Ma seleziona queste verità e le usa per ottenere una risposta precisa. Una frase vera può quindi essere parte di una strategia ingannevole.

Questa osservazione evita di identificare “sincerità” con “assenza di invenzioni fattuali”. Un personaggio può omettere lo scopo del discorso, dirigere l’attenzione, lasciare intendere qualcosa e produrre una falsa impressione senza mentire in ogni singola frase.

L’a parte consente al pubblico di verificare questa distanza. La pagina teatrale distribuisce informazioni in modo diseguale: lo spettatore può assistere alla costruzione dell’errore mentre chi è sulla scena lo vive come scoperta autentica.

Oggetti, servizio, corpo

La biancheria, il cibo e le attenzioni personali non sono decorazioni. Rendono possibile la vicinanza e trasformano l’ospitalità in un linguaggio di preferenza. Il Cavaliere può interpretare un servizio come segno di un rapporto speciale.

La conquista si sviluppa nell’atto II e culmina nello svenimento. Il corpo sembra offrire una prova più forte delle parole: il Cavaliere interpreta la fragilità apparente come segnale di coinvolgimento. Proprio perché lo spettatore conosce la strategia, comprende la natura teatrale dell’effetto.

Possiamo chiamare Mirandolina “regista della relazione”, purché riconosciamo che è una metafora interpretativa. Organizza situazioni e reazioni, ma non controlla completamente le persone. Il successo della recita prepara anche il rischio: chi è stato coinvolto può pretendere una risposta che la protagonista non intende dare.

Lezione C — La vittoria diventa pericolo

Stirare e non guardare

Nell’atto III, scena IV, il Cavaliere cerca attenzione mentre Mirandolina continua a stirare. Le didascalie insistono sul gesto. Lei alterna risposte, distrazione e richiami a Fabrizio. Il lavoro materiale diventa una risorsa scenica: permette di negare all’uomo il centro della relazione.

Il pubblico vede il rovesciamento. Chi era distante ora chiede considerazione; chi aveva cercato vicinanza ora la rifiuta. Ma l’umiliazione non è priva di conseguenze. La gelosia e l’ira rendono evidente che gli altri non sono oggetti interamente governabili.

Leggere questa scena richiede voce e gesto. Una lettura a ruoli può confrontare due esecuzioni: Mirandolina cortese in superficie oppure apertamente sprezzante. Gli studenti devono poi indicare quali battute e didascalie sostengano le scelte, evitando una recitazione arbitraria.

Il monologo del pericolo

Nell’atto III, scena XIII, Mirandolina cambia prospettiva. La protagonista riconosce di aver spinto il gioco troppo avanti:

«vedo in pericolo la mia riputazione e la mia vita medesima».

Poco dopo valuta la possibilità di sposare Fabrizio:

«Finalmente con un tal matrimonio posso sperar di mettere al coperto il mio interesse e la mia riputazione, senza pregiudicare alla mia libertà».

Goldoni, La locandiera, atto III, scena XIII. Estratti separati; grafia dell’edizione consultata.

Qui il riferimento alla sicurezza è esplicito. Non dobbiamo cancellarlo per costruire una protagonista sempre padrona di sé. Mirandolina sceglie, ma lo fa dentro una situazione che restringe le possibilità. Il matrimonio appare come protezione e come sistemazione dell’attività e della reputazione.

La frase sulla libertà deve essere interpretata con attenzione. Dice ciò che Mirandolina spera di ottenere, non certifica dall’esterno che ogni problema sia risolto. Il futuro matrimonio non viene rappresentato: non sappiamo come funzionerà. Possiamo giudicare la decisione e le sue motivazioni nel punto in cui la commedia si conclude.

Fabrizio non è un oggetto neutro

Fabrizio non serve soltanto a chiudere formalmente l’intreccio. Ha desideri, gelosia e aspettative. Mirandolina lo tiene in speranza durante la commedia e ricorre alla sua presenza quando ha bisogno di sostegno. Il loro rapporto unisce lavoro, affetto, convenienza e promessa matrimoniale.

Il fatto che egli sia un cameriere non garantisce automaticamente l’uguaglianza fra i futuri sposi. Né il fatto che Mirandolina sia proprietaria permette di ridurre Fabrizio a strumento senza volontà. Il finale conserva la complessità dei rapporti che hanno prodotto l’azione.

Possiamo perciò leggere il matrimonio come un compromesso: difende alcune possibilità, ristabilisce un ordine socialmente riconoscibile e comporta un cambiamento della condotta pubblica della protagonista. È una lettura sostenuta dal testo, da discutere e confrontare con altre, non una parola definitiva da imparare a memoria.

La morale dichiarata da Goldoni

Nell’Autore a chi legge Goldoni presenta la commedia come particolarmente morale e istruttiva. Insiste sulla presunzione del Cavaliere e sulle arti seduttive di Mirandolina. La sua spiegazione invita il lettore a riconoscere un pericolo e a imparare dall’esempio.

Questa dichiarazione è un documento essenziale. Non possiamo attribuire all’autore, senza discuterla, una celebrazione incondizionata della protagonista. Allo stesso tempo il personaggio rappresentato possiede lavoro, intelligenza e autonomia, elementi che rendono la lettura più articolata di una semplice condanna.

Il compito del lettore è distinguere tre livelli: ciò che l’autore dichiara nella prefazione; ciò che accade sulla scena; il significato che propone attraverso un’interpretazione argomentata. Le interpretazioni possono divergere, ma devono rispondere alle stesse prove. Dire “per me significa questo” non è ancora una dimostrazione.

Altre opere: allargare la prova

I rusteghi: quando la virtù diventa dominio

Nei Rusteghi, del 1760, alcuni capifamiglia difendono un ideale chiuso di autorità domestica. Lavoro e sobrietà, valori che potrebbero essere positivi, diventano controllo sui giovani e sulle donne. Il conflitto matrimoniale rende visibili le conseguenze di questa chiusura.

Felice interviene con capacità di ragionamento e mediazione. Il confronto con Mirandolina riguarda l’uso della parola: entrambe sanno leggere le relazioni, ma operano in situazioni e con finalità differenti. Qui Goldoni critica limiti interni al mondo borghese; il bersaglio non coincide semplicemente con la nobiltà.

La Trilogia della villeggiatura: essere all’altezza dell’apparenza

Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura, del 1761, permettono di osservare preparativi, soggiorno e conseguenze. La spesa serve anche a rappresentare uno status, e il desiderio di apparire può superare le risorse disponibili.

La reputazione diventa una pressione che induce a recitare una parte. Il confronto con la locanda riguarda il potere dello sguardo altrui: i personaggi rischiano di dipendere da ciò che devono sembrare. La struttura in tre commedie consente di seguire effetti economici e personali che si accumulano nel tempo.

Le baruffe chiozzotte: la comunità diventa protagonista

Nelle Baruffe chiozzotte, del 1762, una comunità di pescatori e donne viene rappresentata attraverso gelosie, parole e liti. Il chioggiotto contribuisce al ritmo e alla precisione dell’ambiente. La coralità allarga lo sguardo oltre il singolo protagonista.

Il popolo non appare come un insieme privo di difetti: la scena mostra aggressività, vitalità, affetti e possibilità di mediazione. Questo confronto completa il percorso: nobiltà, borghesia e comunità popolare devono tutte essere osservate nei comportamenti, senza distribuzioni automatiche di innocenza e colpa.

Antologia essenziale del percorso di lettura

Apertura sociale: La locandiera, atto I, scena I. Serve a riconoscere rango e denaro nel dialogo.

Intenzione: atto I, scena IX. Serve a distinguere autonomia dichiarata e desiderio di ammirazione.

Strategia: atto I, scena XV. Serve a osservare come funziona la simulazione della sincerità.

Conquista: conclusione dell’atto II. Serve a collegare parola, gesto e interpretazione del Cavaliere.

Rovesciamento: atto III, scena IV. Serve a leggere le didascalie dello stirare come parte dell’azione.

Pericolo e scelta: atto III, scena XIII e finale. Serve a discutere il matrimonio attraverso prove.

Giudizio dell’autore: L’autore a chi legge. Serve a confrontare dichiarazione morale e costruzione del personaggio.

Confronti facoltativi dall’antologia fornita: Felice nei Rusteghi; apertura delle Smanie; avvio delle Baruffe chiozzotte. Ogni confronto amplia un problema preciso.

Laboratorio e verifica

  1. Lezione A: scegli due personaggi e distingui risorsa posseduta, obiettivo e limite. Sostieni una risposta con una battuta dell’apertura.
  2. Lezione B: nel monologo della scena IX trova una prova di autonomia e una di dipendenza dall’ammirazione.
  3. Lezione B: nel dialogo della scena XV separa ciò che il Cavaliere crede da ciò che il pubblico sa.
  4. Lezione C: metti in scena trenta secondi dello stirare, poi spiega quale rapporto di potere hai rappresentato.
  5. Lezione C: confronta la libertà dichiarata nel primo atto con quella sperata nel terzo. Che cosa è cambiato?
  6. Discussione: prepara una tesi sul finale, una prova favorevole e una prova che la renda meno semplice.
  7. Confronto: spiega perché I rusteghi impedisce di identificare la borghesia con un modello sempre positivo.

Riscontri e recupero

  1. La ricchezza del Conte e il titolo del Marchese sono risorse diverse; entrambi cercano considerazione, ma nessuno controlla automaticamente Mirandolina. 2. La protagonista dichiara di non aver bisogno di sposarsi e desidera essere adorata. 3. Il Cavaliere vede un’eccezione sincera; il pubblico conosce il progetto di conquista. 4. Il gesto deve mostrare chi cerca attenzione e chi la concede o la nega. 5. Il pericolo restringe le possibilità e rende necessario un riassetto. 6. Una risposta solida considera insieme scelta e vincolo. 7. Il dominio domestico nasce dentro il ceto mercantile.

Per recuperare la trama, costruisci una sequenza di cinque eventi. Per recuperare l’interpretazione, affianca a ogni evento una motivazione e una conseguenza. Per recuperare il linguaggio teatrale, rileggi la scena dello stirare evidenziando tutte le didascalie.

Fonti e criteri dei testi

Materiali di partenza: goldoni_pdf_1-1.pdf; Goldoni_capitolo.docx; Antologia_Carlo_Goldoni.docx; Carlo Goldoni. Liberarsi dalle maschere, forniti da gbprof. Commenti, domande e sintesi sono una nuova elaborazione didattica.

I brani riportati sono estratti da Goldoni, non riscritture in italiano contemporaneo. I tagli e gli estratti separati sono dichiarati. Per le letture complete si usa la trascrizione delle Opere complete, Venezia, 1910, volume IX, con testo a fronte disponibile in Wikisource.

La locandiera, personaggi e ambientazione: Apri la fonte ↗

La locandiera, atto I: Apri la fonte ↗

La locandiera, atto II: Apri la fonte ↗

La locandiera, atto III: Apri la fonte ↗

La locandiera, L’autore a chi legge: Apri la fonte ↗

Sintesi

La locanda è un microcosmo nel quale il rango del Marchese, il denaro del Conte e il lavoro di Mirandolina entrano in rapporto. Il disprezzo del Cavaliere provoca una sfida: la protagonista vuole affermare il proprio potere e ottenere il riconoscimento che le viene negato.

Mirandolina costruisce una recita attraverso parole, verità parziali, servizio e gesti; gli a parte permettono al pubblico di comprenderla. Il successo culmina nel coinvolgimento del Cavaliere, ma il rovesciamento e l’umiliazione producono un pericolo. Il matrimonio con Fabrizio viene scelto come protezione di interessi e reputazione, nella speranza di conservare libertà.

Il finale richiede un giudizio che confronti morale dichiarata e azione. Le altre opere estendono lo sguardo a dominio familiare, apparenza e conflitti popolari. I sei nuclei della mappa sono: società della locanda, sfida, strategia, rovesciamento, matrimonio, giudizio e confronti.

Saperi irrinunciabili

  • La locandiera è una commedia in tre atti, rappresentata a Venezia nel 1753 e ambientata a Firenze.
  • La locanda collega rango, denaro, lavoro e reputazione attraverso relazioni concrete.
  • Marchese e Conte rappresentano risorse sociali differenti, non una semplice opposizione morale.
  • Il Cavaliere si considera immune alle donne e viene smentito dall’esperienza.
  • Mirandolina unisce competenza professionale, desiderio di autonomia e bisogno di ammirazione.
  • Il monologo dell’atto I, scena IX, chiarisce la motivazione della sfida.
  • Nell’atto I, scena XV, Mirandolina conquista fiducia attraverso apparente somiglianza e verità selezionate.
  • Gli a parte permettono al pubblico di conoscere intenzioni ignorate dal Cavaliere.
  • Biancheria, cibo, servizio e gesti partecipano alla costruzione della seduzione.
  • Lo svenimento porta la strategia al successo, ma non garantisce il controllo delle conseguenze.
  • Nella scena dello stirare il gesto rende visibile il rovesciamento dei rapporti.
  • Nell’atto III, scena XIII, Mirandolina dichiara il pericolo e valuta il matrimonio come protezione.
  • Il finale va interpretato distinguendo scelta, speranza di autonomia e vincolo sociale.
  • La morale dichiarata nell’Autore a chi legge va confrontata con le scene.
  • I rusteghi, la Trilogia e le Baruffe mostrano che Goldoni osserva criticamente più ambienti sociali.

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