A · Saul: il re che non governa se stesso

Leggere la scena, ascoltare una coscienza divisa

Una giornata dentro la crisi

Un re può comandare un esercito e non riuscire a governare se stesso? È la domanda che rende Saul una delle prove decisive della libertà alfieriana. Composta nel 1782 a partire dal Primo libro di Samuele, la tragedia concentra l’azione nell’accampamento israelita sul monte Gelboè, durante l’ultima giornata del sovrano, prima della sconfitta contro i Filistei. Il tempo si restringe, mentre il pericolo militare rende urgente ogni scelta. La scena non racconta soltanto una battaglia: lascia vedere ciò che accade quando un uomo interpreta il mutamento della propria vita come un’offesa insopportabile.

Davide, perseguitato da Saul, torna per combattere con il suo popolo. Gionata e Micol cercano una riconciliazione. Il loro tentativo incontra però un ostacolo che nessuna dichiarazione di fedeltà sembra poter eliminare: Saul teme di essere sostituito.

L’alba: ascoltare un uomo prima del tiranno

Il discorso dell’alba, nell’atto II, scena I, introduce la voce di Saul attraverso il paesaggio e la memoria. Leggendolo ad alta voce, bisogna evitare di partire subito con il tono di un despota. Il re è capace di percepire la bellezza del giorno; il confronto con il passato gli fa sentire dolorosamente ciò che ha perduto. L’apertura verso il mondo si trasforma così in esperienza della propria distanza da esso.

La prima attività di lettura consiste nel riconoscere i passaggi fra contemplazione, ricordo e inquietudine. Dove cambia il movimento del pensiero? Dove la voce potrebbe rallentare o interrompersi? Il paesaggio non è una pausa decorativa: fa emergere un uomo che ricorda la propria forza e non sa accettare la fragilità presente.

Davide: il rivale che non vuole ribellarsi

Davide rende più complesso lo scontro perché non agisce come un nemico dichiarato. Rispetta Saul, ama Micol ed è legato a Gionata; la sua disponibilità a combattere dovrebbe renderlo un alleato prezioso. Saul, tuttavia, vede in lui la giovinezza, il valore militare e il favore divino che sente di perdere. Il giovane diventa una minaccia prima ancora di compiere un gesto ostile.

Durante i colloqui, proviamo a distinguere ciò che Davide dice da ciò che Saul teme di sentirgli dire. L’esercizio mostra come la paura possa deformare l’ascolto. Il comandante Abner alimenta la diffidenza del re e il conflitto con i sacerdoti. Eppure nessuna influenza esterna basta a spiegare tutto: Saul torna a produrre il sospetto anche quando sembra aver riconosciuto la fedeltà del giovane.

Padre, re e guerriero: le voci del conflitto

Saul non possiede una sola identità. Come padre ama i figli; come sovrano vede nella successione una perdita; come guerriero ammira Davide; come uomo che si sente respinto da Dio ne soffre l’elezione. Queste posizioni non si alternano ordinatamente: si urtano nella stessa coscienza e possono attraversare una medesima battuta. La tragedia nasce anche dall’impossibilità di farle convivere.

Ripetizioni, domande, pause e cambi improvvisi di tono danno una forma udibile alla divisione. In una lettura a più voci si possono assegnare colori diversi ai sentimenti che emergono, senza trasformarli in personaggi separati. Il ricordo di Samuele agisce nella percezione tormentata del re: non bisogna inventare un fantasma che compaia materialmente sulla scena. Il dramma ci chiede di seguire una coscienza, non di formulare una diagnosi clinica.

La catastrofe: una dignità senza assoluzione

Nell’atto V la sconfitta militare rende reale la rovina che Saul aveva continuamente temuto. La notizia della morte di Gionata colpisce il padre insieme al sovrano. Saul affida Micol ad Abner e rifiuta di fuggire. La sua voce recupera una fermezza che contrasta con le oscillazioni precedenti: ora il pericolo non è un complotto immaginato, ma un nemico che avanza.

Il gesto finale interrompe la sua divisione, ma non ripara la violenza né restituisce le vite perdute. La morte volontaria è un esito tragico, non una soluzione da proporre alla vita. La dignità che il personaggio ritrova nell’ultima scena non equivale all’assoluzione delle sue responsabilità.

La libertà messa alla prova

Saul rende insufficiente l’equazione fra potenza e libertà. Possiede autorità sugli altri, ma dipende dalla paura di perderla; pretende fedeltà e distrugge i rapporti che potrebbero sostenerlo. La sua energia, quando rifiuta ogni limite, diventa una forma di prigionia.

Per concludere la lettura, scegliamo una svolta del suo comportamento e ricostruiamola: quale situazione incontra, come la interpreta, quale decisione prende? Il passaggio decisivo è distinguere la minaccia reale dalla paura che la ingrandisce. Alfieri porta così la critica della tirannide dentro la coscienza: il dominio esterno non garantisce il dominio di sé.