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ARTE E STORIA / LEZIONE E VIDEO

Due modi di guardare
la morte.

Un uomo è appena morto. Un altro sta per morire.
Due immagini di violenza politica. Due modi di trasformare la storia.

David: Marat morto nella vasca, il braccio abbandonato e una lettera nella mano.
DAVID1793
Goya: un uomo in camicia bianca davanti al plotone, tra i morti e i condannati in attesa.
GOYA1814
LEGGI / OSSERVA / CONFRONTA / RIPASSALezione sempre accessibile · Tre video completi

01 / LA LEZIONE

Rappresentare la morte,
interpretare la storia.

Un percorso da leggere, spiegare e riprendere. I dettagli delle opere e i tre video accompagnano il ragionamento.

LA DOMANDA DI PARTENZA

Che cosa ci fa vedere una morte dipinta?

Una persona uccisa può diventare, attraverso un dipinto, un eroe da ammirare, una vittima da compiangere, un’accusa contro chi l’ha assassinata. Il fatto rappresentato non determina da solo il significato dell’immagine: contano anche il momento scelto, la posizione del corpo, l’espressione del volto, ciò che viene mostrato e ciò che rimane fuori dalla scena.

Confrontando La morte di Marat di Jacques-Louis David e Il 3 maggio 1808 di Francisco Goya, dobbiamo quindi porci una domanda: quale significato attribuiscono i due pittori alla morte violenta di un essere umano?

Questa domanda ci conduce all’ideologia delle opere. Qui la parola indica l’insieme di idee e valori attraverso cui un artista interpreta gli avvenimenti e invita lo spettatore a giudicarli. Studiare l’ideologia di un quadro significa capire come le sue forme costruiscano una particolare visione della realtà.

Procederemo dalle cose che possiamo indicare nell’immagine — una ferita, un volto, un’arma — al significato che possiamo attribuire loro. Un’interpretazione deve trovare sostegno in ciò che vediamo e nel contesto storico.

IL CONTESTO

Due immagini nate dentro un conflitto

David dipinge La morte di Marat nel 1793, durante la Rivoluzione francese. Jean-Paul Marat è un giornalista e deputato rivoluzionario, coinvolto nei durissimi conflitti di quel periodo. Il 13 luglio viene assassinato da Charlotte Corday mentre si trova nella vasca da bagno.

David partecipa direttamente alla vita politica rivoluzionaria. Il dipinto nasce dunque dall’interno del conflitto: la celebrazione di Marat contribuisce a costruire la memoria pubblica della Rivoluzione. La sua destinazione politica è concreta: l’opera viene esposta nella sala della Convenzione, l’assemblea che governa la Francia rivoluzionaria.

Anche Goya rappresenta una violenza politica, ma in una situazione diversa. Nel 1808 la Spagna subisce l’occupazione napoleonica. Il 2 maggio, a Madrid, scoppia un’insurrezione contro le truppe francesi; seguono le fucilazioni. Goya dedica a questi avvenimenti due dipinti, uno sulla rivolta e uno sulla repressione.

È essenziale distinguere la data dell’avvenimento da quella dell’opera: Il 3 maggio 1808 viene dipinto nel 1814, sei anni dopo. Goya rielabora il passato e partecipa alla costruzione della sua memoria. Non sappiamo che abbia assistito alla specifica scena raffigurata: non dobbiamo considerare il dipinto una registrazione dal vivo.

I due quadri nascono quindi da vicende precise. Per comprenderli dobbiamo osservare che cosa gli artisti fanno di quelle vicende.

Per il contesto: Louvre, Marat e la Rivoluzione; Prado, Il 3 maggio in Madrid.

LA MORTE DI MARAT / 1793

David: il corpo ucciso diventa un monumento

Marat solo nella vasca: testa reclinata, piccolo taglio sul torace, braccio abbandonato con la penna; sulla destra una cassa con dedica.
Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles. Tocca l’opera per esplorarla.

Marat è solo. La testa reclinata, gli occhi chiusi e il braccio abbandonato indicano che la morte è già avvenuta. Nessuna azione interrompe la contemplazione del corpo. Lo sfondo ampio e spoglio concentra la nostra attenzione su di lui e sui pochi oggetti che lo circondano.

La prima impressione è di silenzio. Dobbiamo però distinguere il fatto storico dalla sua rappresentazione: Marat è stato assassinato; la compostezza appartiene all’immagine costruita da David.

La ferita è visibile, insieme alle tracce di sangue e al coltello. Il pittore conserva dunque i segni necessari a riconoscere una morte violenta, ma evita che la devastazione del corpo domini il dipinto. La ferita testimonia l’assassinio senza distruggere la bellezza della figura.

Questa scelta produce un effetto preciso: possiamo soffermarci su Marat, contemplarlo, riconoscergli dignità. La violenza subita diventa parte della sua celebrazione.

Anche gli oggetti partecipano a questo significato. La penna e la lettera lo legano alla scrittura e all’attività pubblica; la cassa di legno suggerisce un ambiente austero. La dedica sulla cassa trasforma un oggetto quotidiano in un elemento commemorativo.

Il corpo abbandonato e il panno richiamano inoltre la tradizione delle immagini del Cristo morto. David utilizza un linguaggio visivo che il pubblico può associare al sacrificio e al martirio, trasferendolo a un protagonista della Rivoluzione. Marat viene presentato come un martire politico: una figura la cui morte deve rafforzare la causa alla quale apparteneva.

Questo non significa che il dipinto ci racconti tutta la verità su Marat. Un personaggio storico, con le sue scelte e responsabilità, viene selezionato e ricomposto in una figura esemplare. Proprio in questa trasformazione riconosciamo l’ideologia dell’opera.

Osserva da vicino la ferita e il sangue →

VIDEO 1 · COMPLETO · 1 MIN 17 S

La figura di un martire

Ritrova nel filmato il legame tra corpo, oggetti e celebrazione politica.

Apri solo il filmato

Una precisazione. La ferita e il sangue sono presenti: quando il video dice che non c’è violenza esplicita, semplifica. David ne controlla la rappresentazione. Il volto dipinto non dimostra che Marat abbia accettato serenamente la morte.

IL 3 MAGGIO 1808 / DIPINTO NEL 1814

Goya: la morte coinvolge una comunità

A sinistra l’uomo in bianco e gli altri condannati; a destra il plotone con i fucili puntati. In primo piano cadaveri e sangue.
Francisco Goya, Il 3 maggio 1808, 1814. Museo del Prado, Madrid. Tocca l’opera per esplorarla.

Nel quadro di Goya incontriamo numerose figure. Alcune sono già state uccise, altre stanno per esserlo, altre ancora attendono. Il corpo dell’uomo con la camicia bianca è il centro della nostra attenzione, ma appartiene a una successione di vittime.

Il confronto con David parte da una differenza fondamentale: Marat è già morto; l’uomo in bianco è ancora vivo. Quest’uomo vede i fucili puntati contro di sé. Il suo corpo è esposto, le braccia sono sollevate, il volto è rivolto verso chi sta per sparare. Lo spettatore conosce ciò che accadrà perché i cadaveri in primo piano mostrano l’esito della fucilazione.

Il dipinto contiene così tre tempi: la morte già avvenuta, quella imminente e quella che minaccia chi attende. Lo sguardo passa dall’uno all’altro, comprendendo che la violenza continua.

Anche il sangue assume un peso diverso. Nei corpi a terra la distruzione fisica è esibita con durezza. La morte comporta caduta, ferite, perdita della forma e della vita. Goya ci obbliga a soffermarci su queste conseguenze.

Le vittime reagiscono in modi differenti: alcune si coprono il volto, altre raccolgono le mani, altre guardano davanti a sé. La varietà dei gesti restituisce la presenza di persone diverse, accomunate dalla stessa minaccia.

Possiamo leggere in questa scelta una precisa richiesta allo spettatore: riconoscere il valore delle vite che la repressione sta cancellando. Il protagonista non ha bisogno di essere identificato con un nome celebre perché la sua morte ci riguardi.

Ritrova i tre tempi dentro l’immagine →

VIDEO 2 · COMPLETO · 1 MIN 6 S

Un uomo davanti al plotone

Segui il passaggio dalla figura individuale al destino delle altre vittime.

Prima di guardare. Il filmato inverte destra e sinistra: nell’opera originale i soldati sono a destra e l’uomo in bianco a sinistra. La scena, inoltre, ha una composizione studiata; l’orrore rappresentato non significa assenza di ordine pittorico. «Senza filtri» descrive un effetto espressivo, non una fotografia dei fatti.

Apri solo il filmato

IL CONFRONTO / VOLTI E TEMPO

Occhi chiusi, occhi aperti

Il volto di Marat appare disteso. L’assenza di una smorfia evidente contribuisce alla compostezza dell’intera figura. Sarebbe però scorretto dedurne che il vero Marat abbia accettato serenamente il proprio destino: il dipinto non ci permette di conoscere i suoi pensieri nell’istante della morte.

Possiamo invece riconoscere l’effetto della scelta pittorica. David attenua l’agonia e ci consegna una figura sottratta alla concitazione dell’assassinio. L’avvenimento sembra essersi fermato per diventare memoria.

Il volto dell’uomo di Goya appartiene ancora al tempo dell’azione. Gli occhi aperti e l’espressione tesa ci mettono davanti alla coscienza del pericolo. Il gesto delle braccia può suggerire insieme sgomento, protesta e invocazione: ridurlo a una sola emozione impoverirebbe l’immagine.

In David osserviamo qualcuno che è già entrato nella commemorazione. In Goya siamo trattenuti davanti a qualcuno che sta per essere ucciso. Questa differenza modifica anche la nostra posizione: davanti a Marat possiamo raccoglierci; davanti alla fucilazione proviamo l’urgenza di un avvenimento ancora in corso.

Metti i due volti a confronto →

IL CONFRONTO / I RESPONSABILI

Un’assassina assente, un plotone senza volto

Charlotte Corday non compare nel quadro di David. La sua azione è riconoscibile attraverso gli effetti e gli oggetti, ma il suo corpo resta fuori dall’immagine.

L’assenza concentra l’attenzione su Marat. Il quadro non sviluppa un confronto visibile tra due protagonisti: offre alla contemplazione la vittima. Anche le ragioni politiche dell’assassina rimangono esterne alla scena. È una scelta coerente con la funzione celebrativa dell’opera: tutto converge sulla memoria di Marat.

In Goya, invece, gli esecutori sono indispensabili alla costruzione dell’immagine. Occupano il lato destro, schierati e armati. Vediamo i loro corpi, ma non possiamo incontrarne gli sguardi: i volti sono sottratti alla nostra vista.

La ripetizione delle posizioni e la direzione dei fucili fanno apparire il gruppo come un unico dispositivo di esecuzione. Davanti a esso, le vittime mostrano gesti ed espressioni individuali.

Da questa organizzazione possiamo ricavare una lettura: il potere armato agisce in modo coordinato, mentre chi subisce la violenza rimane esposto nella propria fragilità personale.

I soldati conservano la loro identità storica di esecutori della repressione francese. La loro rappresentazione permette però di riflettere anche sul modo in cui un’azione collettiva e organizzata può cancellare il rapporto umano con chi viene ucciso.

Osserva il coltello e il plotone →

IL CONFRONTO / LUCE E COMPOSIZIONE

Guidare lo sguardo significa orientare il giudizio

In David la luce rende leggibile il corpo e lo fa emergere dallo sfondo. Il raccoglimento della scena aiuta a trasformare la figura in un’immagine duratura, quasi sottratta allo scorrere degli eventi. La scarsità di particolari nell’ambiente concentra la nostra attenzione.

In Goya la lanterna illumina soprattutto le vittime. La camicia bianca rende immediatamente riconoscibile l’uomo con le braccia alzate; l’oscurità circostante accresce la sua esposizione.

Possiamo interpretare questa luce come una forma di rivelazione: porta davanti ai nostri occhi ciò che sta accadendo. Essere illuminato, però, non protegge il protagonista. La sua visibilità rende ancora più evidente la vulnerabilità del corpo.

La scena di Goya è drammatica, ma attentamente organizzata. La contrapposizione dei gruppi, la direzione delle armi e la distribuzione della luce costruiscono il percorso del nostro sguardo. L’impressione di terrore nasce anche da questo controllo della composizione.

Perciò non basta opporre «ordine» e «caos». Entrambi i pittori ordinano le figure: David concentra la memoria su un individuo; Goya collega persone e gruppi dentro un’azione che prosegue.

Confronta la luce nelle due opere →

LA RISPOSTA ALLA DOMANDA INIZIALE

Le forme artistiche e l’ideologia

In David riconosciamo la chiarezza delle forme, il controllo dell’espressione e la costruzione di una figura esemplare: elementi coerenti con il linguaggio del Neoclassicismo. In quest’opera vengono impiegati per sostenere una precisa memoria rivoluzionaria.

Non bisogna però identificare automaticamente tutto il Neoclassicismo con una sola posizione politica. È necessario osservare ogni volta chi utilizza quel linguaggio, per quale pubblico e con quale scopo.

In Goya la centralità della sofferenza, la tensione emotiva e l’esperienza traumatica della storia consentono un collegamento con la sensibilità del Romanticismo. Anche questa categoria va usata con attenzione: la forza del quadro non si esaurisce nell’espressione del sentimento. Goya attraversa la cultura dei Lumi, la corte e la guerra; la sua opera non si riduce a un rifiuto della ragione.

Il problema posto dalla fucilazione riguarda il rapporto tra potere e vita umana. La storia, osservata dalla parte di chi viene ucciso, mostra un costo che il racconto delle vittorie militari può lasciare in secondo piano.

Resta inoltre una vicinanza tra i due pittori. Anche l’uomo di Goya assume una grandezza simbolica; le braccia aperte possono richiamare la figura del crocifisso. La denuncia della violenza convive con la commemorazione delle vittime e della resistenza spagnola. I due dipinti costruiscono entrambi una memoria, pur orientandola diversamente.

David attribuisce alla morte di Marat un valore esemplare capace di sostenere una causa politica. Goya rende la morte delle vittime il centro di un’accusa contro la violenza della repressione.

Per dimostrarlo dobbiamo tornare alle immagini: alla ferita contenuta e ai corpi insanguinati, al volto disteso e agli occhi aperti, all’assassina assente e al plotone presente. L’interpretazione diventa convincente quando sappiamo collegare ciascuna idea a una scelta visibile.

VIDEO 3 · COMPLETO · 1 MIN 15 S

Due modi di costruire la memoria

Ripercorri il confronto e verifica quali dettagli sostengono la tesi del filmato.

Apri solo il filmato

Una tesi da discutere. Il richiamo all’antico non significa simmetria perfetta. Anche David suscita emozioni e anche Goya costruisce simboli. Le differenze aiutano a comprendere le opere, ma non esauriscono i due movimenti artistici.

Ripassa i concetti essenziali →

02 / RIPASSARE

Le idee da portare con te.

Ripercorri il ragionamento e sostieni ogni idea con un dettaglio.

Neoclassicismo

In David riconosciamo una ricerca di chiarezza, selezione e forma esemplare, legata al confronto con l’antico. In questa tela contemporanea quel linguaggio costruisce una memoria politica, anche attraverso echi dell’arte cristiana. Il Neoclassicismo non coincide però con una sola ideologia: precede la Rivoluzione e attraversa committenze e regimi diversi.

Romanticismo

La tensione, la vulnerabilità dei corpi e il coinvolgimento dello spettatore avvicinano Goya a sensibilità che associamo al Romanticismo. Ma Goya attraversa la cultura dei Lumi, la corte, la guerra e la critica sociale: chiamarlo soltanto «romantico» nasconde questa complessità. Il sentimento non esclude il pensiero.

Due strategie in queste opere: accenti, non opposizioni assolute.
OsservazioneDavidGoya
CorpoUn individuo reso esemplareUna figura dentro un destino collettivo
ViolenzaUna traccia concentrataConseguenze fisiche in primo piano
ResponsabiliAssassina assente, tracce presentiPlotone presente, individualità oscurate
SpazioSelezione ed essenzialitàDensità di relazioni narrative
TempoIl dopo, aperto alla memoriaGià morto, sta per morire, attende

Che cosa devi saper spiegare

  1. David dipinge Marat nel 1793; Goya dipinge nel 1814 gli eventi del 1808.
  2. Entrambe le morti sono violente: cambia la loro rappresentazione.
  3. La ferita contenuta, la posa e gli oggetti costruiscono in David un martire politico.
  4. In Goya i cadaveri, l’uomo in bianco e chi attende collegano tre momenti della morte.
  5. Gli occhi chiusi di Marat appartengono al dopo; quelli aperti dell’uomo in bianco alla morte imminente.
  6. Corday è assente, ma restano le tracce del delitto; il plotone è presente, con i volti nascosti.
  7. La luce e la composizione orientano la nostra attenzione e il nostro giudizio.
  8. David celebra una figura esemplare; Goya denuncia la repressione e commemora le vittime.
  9. Neoclassicismo e Romanticismo aiutano a leggere le opere, senza ridurle a formule rigide.
  10. Entrambi gli artisti scelgono, costruiscono simboli e coinvolgono chi guarda.
Il lessico della lezione
Ideologia
Idee e valori attraverso cui si interpreta la realtà e si orienta il giudizio.
Martire politico
Figura la cui morte viene presentata come sacrificio per una causa e diventa un esempio per la comunità.
Idealizzazione
Selezione e trasformazione dei caratteri di una figura per renderla esemplare.
Composizione
Organizzazione di figure, spazi, linee e luce all’interno dell’opera.
Memoria pubblica
Il modo in cui una comunità ricorda e interpreta il proprio passato.
Repressione
Uso della forza per soffocare un’opposizione o una rivolta.

Entrambi trasformano la realtà.
Nessuno dei due la fotografa.

David rende una morte oggetto di commemorazione e persuasione politica. Goya rende l’esecuzione un’esperienza visiva che può suscitare orrore e interrogare la violenza organizzata. Entrambi scelgono, ordinano, simboleggiano e cercano il nostro coinvolgimento.

Riguarda il video del confronto →

03 / ESPLORARE I DETTAGLI

Torna alle opere, guarda da vicino.

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COSA NOTI?

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INTERPRETA E CONFRONTA

David

Goya

Rileggi questo passaggio nella lezione →

Il contesto, quando ti serve

Parigi, 13 luglio 1793

Jean-Paul Marat è un giornalista e deputato rivoluzionario, vicino ai montagnardi e protagonista di uno scontro politico aspro. Charlotte Corday, ostile al suo ruolo nella radicalizzazione rivoluzionaria, lo uccide nella vasca da bagno. David, deputato alla Convenzione e impegnato nella Rivoluzione, ne dipinge la morte nello stesso anno: la rappresentazione partecipa alla costruzione di un martire politico, senza essere un giudizio neutrale su Marat.

Madrid, 1808. La tela, 1814.

Durante l’occupazione napoleonica, l’insurrezione del 2 maggio a Madrid viene repressa. Le esecuzioni iniziano già quel giorno e proseguono nella notte e il 3 maggio. Goya dipinge le due grandi tele del 2 e del 3 maggio nel 1814, nel contesto del ritorno di Ferdinando VII. Non sappiamo che abbia assistito a questa specifica scena: l’opera costruisce una memoria degli eventi.

UN’IMMAGINE, TRE TEMPI

Metti il tempo al suo posto.

Per ogni momento scegli un gruppo nella tela di Goya. Il confronto porta lo zoom sulla zona scelta.

04 / METTERSI ALLA PROVA

Adesso sostieni quello che vedi.

Non basta riconoscere il pittore. Ogni interpretazione ha bisogno di un indizio.

A. Riconosci

B. Confronta

Una traccia per rivedere la risposta

Hai distinto Corday, individuo assente ma identificabile, dal plotone presente e anonimo? Hai richiamato lettera o coltello e, dall’altra parte, uniformi, schiene o fucili? Hai spiegato l’effetto sullo spettatore, senza attribuire intenzioni certe che non possiamo dimostrare?

C. Interpreta

Rileggi con questi criteri
  • Ho formulato una tesi, non soltanto espresso una preferenza.
  • Ho citato almeno due dettagli precisi e ne ho spiegato la funzione.
  • Ho distinto osservazioni, interpretazioni e dati storici.
  • Ho riconosciuto che anche Goya usa simboli e anche David coinvolge emotivamente.

Questa è un’autovalutazione: il testo aperto non riceve un voto automatico. Puoi discuterlo con il docente o con la classe.

Un’opera d’arte deve farci capire un evento
oppure farcelo sentire?

Forse la domanda più utile è: come ci fa pensare attraverso ciò che ci fa vedere e sentire?

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PER CONTINUARE A GUARDARE

Fonti e approfondimenti

Immagini: i due file originali forniti da gbprof, conservati localmente senza ritagli. David, 960 × 1235 px; Goya, 1920 × 1480 px. Opere in pubblico dominio. Testo di partenza e tre video: materiali forniti da gbprof. Il confronto propone letture motivate delle opere, non categorie universali.

Uso offline e accessibilità

Dopo il primo caricamento completo, opere, percorso e attività sono disponibili senza connessione. I tre video completi sono disponibili senza svolgere esercizi; vengono riprodotti su richiesta e richiedono la rete. Le trascrizioni restano leggibili offline. I sottotitoli hanno una sincronizzazione approssimativa. Su iPad puoi usare Condividi → Aggiungi alla schermata Home. I controlli dello zoom e gli elenchi dei dettagli sono utilizzabili da tastiera. Le descrizioni testuali accompagnano l’esplorazione visiva.

Preparazione della lettura offline…